BIOGRAFIA.
La tematica fondamentale del
“suo” mondo pittorico guarda al passato e ne ritrae la sofferenza
in una convivenza critica con il presente.
Ultimamente si è soffermato
sulla tecnica dell’ acquarello acquisita attraverso l’esperienza
diretta della Scuola Gelese del Maestro Antonio Occhipinti.
Partecipa, attivamente, a mostre collettive di respiro
Regionale e Nazionale incontrando sempre più consensi di critica e
di pubblico, riscuotendo successo con premi e riconoscimenti ( 43
negli ultimi quattro anni ) che gli permettono di essere presente,
oggi, in qualificate collezioni pubbliche e private in Italia e
all’Estero.
Fausto Rizzo, nato a San Cataldo (CL) nel 1959, di
formazione autodidatta, dove vive ed opera.
Nel 1999 fonda la Galleria
d’arte “ Sikania Arte “ nel proprio studio, dove accentra
alcuni dei maggiori esponenti artisti siciliani contemporanei,
viventi e non, cercando di valorizzarne gli aspetti socio storico
culturali, riunendoli in unico sito: www.sikaniarte.it
Della sua attività hanno
scritto: Bernardino Giuliana, Santo Messina , Virgilio Argento, Nino
Italico Amico, M.Teresa Prestigiacomo Galdi, Rosario Amico Roxas,
Antonio Catalano, Antonio Occhipinti e Nuccia Grosso Azzaro.
Sue
opere si trovano in: Italia, Francia, Belgio, Svizzera, Olanda,
Australia, Canada e Stati Uniti d’America.
Scritti e
notizie: Giornale di Sicilia, La Sicilia, Prospettive di Catania,
AVIS di Mineo, La Torre di Canicattì, La Gazzetta dell’Etna,
Azzurra TV di Agira (EN) , Teleacras (AG), il Mercatino di Catania,
la Gazzetta del Sud, TFN, l’Isola della Cultura, il Peloritano (ME)
e il Corriere del Mezzogiorno.
Un documentario televisivo è
stato realizzato negli anni ’90 a cura e con la voce del poeta e
regista Bernardino Giuliana.
Di recente e ben da sette anni
si è dedicato alla poesia, avviando anche un progetto:
Pittura-Poesia
Lo stesso infatti dice: avrei
voluto da sempre dipingere con le PAROLE e solo adesso che scrivo
anche, vorrei tanto poterlo fare con i COLORI.
RECENSIONI
Fausto Rizzo è artista di felicissima
ispirazione e ancor di più felice mano.Nei suoi acquerelli, più che
negli olii, ove la densità e la materialità dei colori appesantisce
l’ala pittorica, la carta splende di immacolati biancori e dei
tratti del disegno, pochi, timidi, e dei colori tenui, soffusi,
delicati a comporre scorci di vedute, con chiese, strade, vicoli,
angoli remoti, balconi fioriti, poche figure.Antiche pietre prendono
così anima e rinascono al bello a ricordare una dimensione poetica
in cui passato, presente e futuro dissolvono e il tempo par che si
sospenda e par che soffi aria di esile eternità, seppur precaria.
Nino Italico Amico
Una poesia tessuta con
colori e immagini a non perdere, quella che Fausto Rizzo propone
nelle sue tele, tutte pregne di momenti architettonici e di luoghi
cari alla memoria…
Un sentimento privo di qualsiasi formalismo compositivo prevale nelle
sequenze pittoriche intuite e sollecitate soltanto da una gioia di
fermare nell’angusta tela il tempo e la storia; l’emozione e la
memoria.
Fausto Rizzo è pittore spontaneo e istintivo veramente capace di
imprimere ai soggetti posseduti tutti i ritmi e le vibrazioni
dell’arte visiva e senza laboriose interpolazioni.
Vivere queste emozioni per Fausto Rizzo significa riconciliarsi con
il passato per comprendere il dolore e la gioia; i bisogni e i
desideri; le sopportazioni e le speranze, insomma tutto ciò che fu
vita vissuta da generazioni scomparse e non conosciute, ma non
dimenticate per tutte le testimonianze ancora vive sia
architettoniche che sociali e di tradizioni.
Un patrimonio morale e culturale che non va dissipato e dimenticato,
ma custodito e meditato, per costruire gradualmente dalla memoria del
passato una memoria per il futuro senza le stesse inquietudini e
tutte le violenze.
Nelle immagini di Fausto Rizzo c’è tanta delicatezza di
sentimenti, tanto amore per ogni cosa che vive, per ogni cosa che
muore.
Bernardino Giuliana
La produzione
artistica di Fausto Rizzo è solennemente interessata da temi
ispirati alla sua terra: scorci, paesaggi, piazze incorniciate da
palazzi e chiese ricchi di costumanze locali, figure, essi diventano
per l’artista e il fruitore elementi, capitoli di storia, non
aulica ma popolana, ritratta con sentimento ed espressione.
Le tecniche passano dall’acquerello all’olio alla china
acquerellata. Dall’impasto coprente, alle trasparenze, tutto
concorda in armonioso equilibrio.
I dipinti sono storia e poesia, interpretazione e, rappresentazione
di una realtà che emana colore e forma.
I temi si configurano negli aspetti suggestivi del passato, nei
lineamenti di vecchie case o solo elementi architettonici, spezzati
ora da forti luci, ora placati di tenue atmosfera che veste il
paesaggio di bruni colori.
La tavolozza risente di una propria interpretazione autentica e
cadenzata.
Soggetto e interpretazione realizzati con tecnica libera e originali
rilasciano al tempo presente un documento che è storia, storia e
sentimento, espresso con note suonate a pennello.
Antonio
Catalano
I colori sono chiari, l’impatto è immediato e
denuncia sentimenti ambivalenti per quei luoghi così carichi di
affetto ma anche, troppo spesso, fonti di disillusione e di
rammarico.In Fausto ciò che prevale è la ragione, l’autocontrollo,
l’ostinazione dei mattoni e delle tegole allineate, la ricerca
della precisione denunciata dalla certosina pazienza nel riprodurre
anche i minimi particolari come le screpolature delle finestre o le
torsioni dei parapetti arruginiti dei balconi. L’ambivalenza nei
confronti dell’ambiente, il disagio dell’autore è denunziato non
solo dagli ambienti e dai toni: gli esseri animati, le persone, sono
assenti dai quadri di Fausto e, quando ce n’è qualcuna, ha le
sembianze di un minuscolo vecchietto senza futuro.Pare di cogliere
qui l’insofferenza del pittore per l’egoismo, la superficialità
dei rapporti interpersonali e la solitudine alla quale costringe la
moderna frenetica realtà. I suoi lavori sono il frutto di
quell’esercizio di libertà, frutto di impegno serio e costante, di
disciplina e di rigore intellettuale, di curiosità di conoscere e di
capire, di voglia di esprimersi e di comunicare. In conclusione
bisogna dire che, prescindendo dal fatto che le opere rispecchiano le
vibrazioni più intime dell’animo dell’artista che le ha
generate, i suoi sentimenti, le sue passioni e le sue esigenze,
quello che più interessa chi guarda, in un mondo che sempre più
ottunde la coscienza, taglia le lingue e tarpa le ali alla farfalla
della fantasia, è l’effetto che l’opera ha, le sensazioni che
evoca, le emozioni che suscita.
Santo Messina
Fausto
Rizzo nei suoi paesaggi ad acquerello usa un linguaggio semplice per
parlare ai semplici, ai poveri, a chi vive fra i muri vecchi e
screpolati della Città vecchia in quelle case senza pretese,
ammucchiate, strette fra di loro quasi a darsi fiducia, a sostenersi
l’una all’altra.
Rizzo coglie nel mondo popolare per proporlo agli amici, ai giovani
all’uomo.
E’ facile accorgersi che si tratta di un acquerellista d’istinto
e molto attento a riscoprire gli angoli della sua terra.
Antonio
Occhipinti
La Sicilia di Fausto Rizzo custode di memorie.
E la memoria storica di Rizzo è la Sicilia, quella delle vecchie
costruzioni di pietra che egli accosta alle immagini dei vecchi,
entrambi unici testimoni della storia delle piccole comunità
dell’entroterra isolano e gelosi custodi di memorie e segreti,
questo sembra comunicarci l’artista nell’avvenire il fascino
delle pietre siciliane – mirabile unione tra storia e natura –
sopravvissute al degrado del tempo, in una Sicilia in cui si pensa e
si sente come la gente araba e si agisce come quella greca.
È la Sicilia dei tetti di tegole, aggrappati ai pendii e carichi di
rosso al tramonto; dei tetti abbracciati al campanile di una chiesa
che, con i rintocchi delle sue campane, scandisce il ciclo delle
stagioni dell’anno e della vita degli uomini: storie di gioia e di
dolore, di mestizia e di festa, di lavoro e di noia, consumate
attorno ad una piazza lastricata con gli stenti dei padri.
In tutte queste cose sta il senso della pittura di Rizzo che non si
configura quale puro esercizio accademico, pur nella dovizia dei
particolari rappresentati e nella precisione dell’esecuzione, bensì
quale comunicazione di notevole sensibilità artistico – poetica
che ha, tra i suoi obiettivi, la tutela dei beni culturali del
territorio, quale presupposto della salvaguardia dell’identità
socio – storico – culturale del suo paese, San Cataldo, e di
questa travagliata isola d’Europa.
Maria Teresa
Prestigiacomo Galdi
IL TEMPO LA STORIA LA MEMORIA
(Riesi
– 7 Agosto 1999)
La “vernice” di Fausto Rizzo ha luogo in
un sito perfettamente congeniale allo spirito dell’artista di San
Cataldo che ama raccontare di vecchie pietre intimamente abbracciate
alla natura.
Recita il porta libanese Kalhil: “L’arte è un passo che dalla
natura conduce all’infinito” (“Art is a step from nature toward
the infinite”) ed il pittore siciliano avverte tutto ciò quando
rappresenta un vecchietto che guarda la natura e l’infinito e di
ciò è sicuro quando si sente violentato dalle colate di cemento che
alterano e distruggono i profili architettonici dei paesi e mutano la
loro fisionomia, i loro connotati, consegnandosi alle nuove
generazioni con un volto, per così dire, “moderno”, che cancella
le vestigia del passato, stenti, sudori e ricordi di occhi e
sentimenti leali.
Oggi, questa mostra di Fausto Rizzo, dal titolo Il tempo, la storia,
la memoria, segna una tappa, una “pietra miliare” di un lungo e
faticoso percorso artistico che trova impegnato l’artista nisseno
in una mappatura di luoghi di memoria dei comuni dell’entroterra
isolano, per ricercarne il gusto perduto, per fissare, catturare,
dipingere le atmosfere del tempo.
L’artista, pertanto, coglie
l’”animus loci”, l’anima del luogo, nelle sue
“stratificazioni” culturali e politiche, negli oggetti che han
servito l’uomo e continuano a servirlo nel tempo, modificando la
loro funzione.
“…Quel est cet languer qui penetre mon
coeur?…” recita una poesia di Jacques Prevert; ed è uno strano
“languore”, un forte smarrimento, quello di Rizzo, comune a tutti
noi, in questa tormentata vigilia di terzo millennio in cui ci si
chiede sempre più frequentemente: “Chi siamo?”, “Verso quali
lidi navighiamo?”, “Dove ci condurrà l’arte del terzo
millennio?”.
Ne consegue che lo smarrimento dell’artista si
concretizzi nella volontà, nel bisogno di esprimere la necessità di
pensare e riflettere sui valori dell’esistenza umana e sulla
sacrale dignità di persone e cose da rispettare e conservare e si
esprima nel lanciare, con i suoi segni iconici, un dolce e bonario –
ma non rassegnato – urlo di protesta per gli scempi già
consumati.
Dal punto di vista tecnico, c’è da dire che non
risulta casuale l’adozione di una tavolozza cromatica
caratterizzata da cromie soffuse e delicate; anzi, le stesse,
risultano funzionali alla narrazione pittorica, quasi come foto
d’epoca, colorate a mano. Il disegno, nonostante sia preciso,
attento, minuzioso, “pulito”, ben delineato, risulta svuotato di
quel formalismo accademico, retorico, che non ha reso mai poetico
nessun dipinto.
Di poesia, invece, ce n’è tanta, nelle opere
di Fausto Rizzo: c’è la pascoliana, ingenua, felicità del giore
per un vaso di fiori sul davanzale, per una crepa sui muri che sposa
le ortiche, per un vecchio testimone di antichi segreti di un secolo
di storia di Sicilia.
E’ un cantore del passato, Rizzo, dal cuore antico, di quest’isola
del Mediterraneo che intende vibrare ancora, in un mondo virtualmente
costruito e costellato di e-mail, creando con la poesia delle sue
opere un amabile ponte tra passato, presente e futuro, sempre
indagando luoghi, storia e memoria, salvaguardando e tutelando
l’identità socio-storico-affettiva di un territorio, opera
particolarmente valida in un momento storico in cui si concretizza la
fusione di diverse civiltà e culture d’Europa.
Maria
Teresa Josè Prestigiacomo Galdi
Fausto Rizzo ed il
fascino delle memorie“Le parole sono pietre” recitava il titolo
di una delle tante pubblicazioni riguardanti il tema “mafia” in
Sicilia. Invece nelle opere dell’acquerellista nisseno Fausto
Rizzo, le pietre sono parole, cioè, raccontano la storia di una
gente semplice e genuina, di paese; una epopea schietta e generosa di
uomini modesti ma con un cuore grande.Questo intende comunicarci il
pittore di San Cataldo, schegge di memoria – velate di una dolce
malinconia – di paesi che il tempo e l’incuria degli uomini di
poca sensibilità han ridotto a brandelli di pietre.Testimoni dello
splendore dei tempi trascorsi, sono i vecchi; cosicchè il Rizzo
accomuna questi ultimi alle case e ai palazzi abbandonati, quale
“cronaca di una morte annunciata”, per dirla alla Marquez. Il
tutto viene rappresentato attraverso una sapiente tecnica, frutto
degli attenti studi accademici del Rizzo, con tratti precisi e ben
delineati che non lasciano spazio all’immaginazione.L’acquerellista
siciliano, sia che ci canti la decadenza della sua gente di Sicilia,
sia che si perda nella contemplazione idilliaca della natura, mostra
un’attenta analisi delle trasformazioni culturali – in senso
antropologico – e del suo paese e della sua isola.Un attenzione tra
le righe – che solo un attento fruitore dell’opera può rivolgere
– è dedicata anche alla condizione femminile siciliana, mutata
profondamente, nel corso degli anni.Riguardo l’armonia compositiva
delle opere, essa viene conseguita dall’artista con l’adozione di
una gamma cromatica di tinte pastello dalle delicate dissolvenze di
colore che solo la mano di un attento acquerellista può offrire alla
materia: il cartoncino cotonato che, pertanto diventa il mezzo
attraverso il quale Rizzo lancia il suo accorato grido di dolore per
quelle tracce di piccola ma grande storia che ognuno di noi vorrebbe
trovare impresse in un luogo e che la logica dei profitti ha, spesso,
frantumato.
Maria Teresa Josè Prestigiacomo Galdi
Per
parlare di Fausto Rizzo ritengo necessario innanzi tutto parlare
della sua tecnica, che è intimamente connessa alla sua vena
creativa.Fausto Rizzo predilige il disegno colorato ad acquerello,
una tecnica che consente di ottenere una vasta gamma di sfumature del
colore, che appare sempre trasparente.Esigenza prioritaria di tale
tecnica è l’uso di un fondo molto chiaro, possibilmente bianco; un
tale fondo consente, attraverso una serie di passaggi di colore, di
ottenere luci e ombre monocromatiche di diversa intensità.Con il
gioco cromatico si ottengono le prospettive, le profondità di campo,
con una visione quasi tridimensionale.A dirla così in breve
sembrerebbe troppo semplice, occorre invece una grande padronanza
innanzi tutto del disegno, quindi del senso della prospettiva
architettonica.E’ una tecnica antichissima, sembra risalire al III°
sec. a.C., periodo da cui provengono i primi esempi, fu
particolarmente usata in Cina.Sembra addirittura che Marco Polo abbia
portato con sé alcuni dipinti ad acquerello in Europa e fu subito
motivo d’imitazione.La tecnica dell’acquerello cominciò ad
affermarsi definitivamente con il filosofo della pittura Albrect
Durer tra il 1400 e il 1500, quindi fu il momento dei paesaggi
olandesi del 1600; si consacrò genere pittorico con gli
acquerellisti inglesi del 1700.Fausto Rizzo si allinea alla grande
tradizione acquerellista, seguendone anche le esigenze, che sono
quelle della “pittura all’aria aperta”.Questa esigenza ci fa
ricordare il grande Giacinto Gigante, della scuola di Posillipo,
grande pittore e grandissimo insegnante, che dette inizio alla
paesaggistica descrittiva, minuziosa, con grandi variazioni
cromatiche, dalle quali otteneva tutte le sfumature necessarie allo
studio e alla trasposizione del particolare.Il nostro Fausto Rizzo
segue, forse istintivamente, tale strada, che peraltro rimane
obbligata, data la tecnica prediletta; il paesaggio rimane, infatti,
l’argomento descrittivo principale della tecnica
dell’acquerello.C’è, ovviamente, alla base, una precipua
esigenza sia nell’uso di tale tecnica che negli ”argomenti”
trattati; Fausto Rizzo interpreta la memoria storica di un passato
che ognuno di noi ha vissuto e continua a vivere negli angoli
nascosti della nostra terra; la descrizione del paesaggio diventa
poesia; il pennello e la tecnica riescono a trasformare la corposità
della materia in moti sensitivi.Gli acquerelli di Fausto Rizzo sono
ispirati a temi di vita quotidiana, angoli di realtà presi
nell’attimo fuggente di una sensazione; scene che non restano
astrattamente fissate nello spessore del disegno e dei colori, ma
risultano animate da presenze reali, per dare concretezza ad un
sogno, realtà alla immaginazione, vita vissuta nel quotidiano
ripetersi dei momenti.Lirico interprete di modulazioni luminose, vive
e vitali, introduce sempre nei suoi acquerelli la presenza della
vita, vuoi nel vecchietto che trascina i suoi passi carichi di
ricordi, oppure in un animaletto che attraversa la strada, o in un
ciuffo d’erba, segni questi di distinzione tra una fredda
descrizione grafica ed una partecipe fusione tra lirismo pittorico e
realtà.Fausto Rizzo ama la “naturae nativam faciem “,
realizzando in concreto il concetto che la semplicità è la
condizione primaria dell’arte.Egli supera ogni esibizionismo
culturale e si afferma come pittore del vero vivacizzato da presenze
reali e concrete. La fresca vena coloristica, la spigliata e
fantasiosa tavolozza, rimangono legati al tema che lo identifica: la
sua terra, della quale ci offre lo spaccato più toccante, una
Sicilia viva e vitale nei reconditi angoli della memoria.
Acquarelli su troina (Enna)
tipo : Corso Ruggero Troina cm. 32x45
Whastapp: +34 328-8240892