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sábado, 26 de noviembre de 2011

Argentina: il mondo nuovo di Angelo Giacopuzzi

 

 

 

Il giornalista veronese Lino Benedetti ci ha gentilmente passato questa lettera che riproduciamo. Egli l'ha avuta dal signor Alviano Cabrusà ed è di Angelo Giacopuzzi, sposato con Osanna Ronconi, residente in contrada Coste di Sant'Anna d'Alfaedo (Verona), imbarcatosi a Genova con la moglie il 20 aprile 1883. Destinazione: Argentina, Gualeguay. Nella lettera manca la firma, andata probabilmente perduta con l'ultimo foglio. Il riferimento, contenuto nella lettera, a Don Gregorio Moràn, fa pensare che il territorio in cui Angelo si stabilì fosse la Colonia Moràn, fondata intorno al 1880. Scrive in proposito Antonio Hernàn Fumaneri: "La tradiciòn nos indica que un integrante de la familia Moràn, hizo su luna de miel matrimonial en la regiòn del Vèneto y allì invitò a muchas familias a venir a Argentina, aprovechando las leyes de Inmigraciòn vigentes y darles trabajo en su campo, pues les habìa dado una buena impresiòn la gente de esa zona italiana. Este hecho ocurriò aproximadamente en 1880. ... Gregorio Moràn fuera hombre de la polìtica de Galeguay y ocupara distintos cargos en los gobiernos provinciales y municipales. ... Esta Colonia, a diferencia de muchas otras de esta provincia, no se trata de una Colonia creada o fundadapor el gobierno sobre terras fiscales, sino que por el contrario no hay otra constancia de creaciòn que no fuera la voluntad de los propietarios de la tierra que se inscribieron como receptores de inmigrantes, a los cuales los recibìan en el Hotel de Inmigrantes y a su cargo los transladaban hasta su campo y allì se les asignaba un lote del mismo, facilitàndoseles las herramientas de trabajo y los medios para construir su vivienda. La forma de pago era un porcentual de lo producido". Il Fumaneri, di cognome certamente veronese, elenca alcune famiglie dei "pionieri" della zona, i cui cognomi in buona parte appartengono al territorio intorno a Sant'Anna d'Alfaedo: Benedetti, Benetti, Campostrini, Chessini, Fraccaroli, lo stesso Fumaneri, Marconi, Melchiori, Ronconi, Spiazzi, Tommasi, Vallenari, Zivilonghi.... 


Argentina: il mondo nuovo di Angelo Giacopuzzi

Gualaguai (Gualeguay) li 29 giugno 1883

 
Amati Genitori
Eccomi a voi miei prediletti genitori fratello e sorelle a darvi notizia del mio felice viaggio e del nuovo mondo; noi tutti godiamo prosperosa salute e così spero di voi tutti.
Partimmo dalla misera Genova il giorno 20 aprile. Abbiamo costeggiato la Francia e la Spagna, veduto abbiamo le coste dell’Affrica, le Isole Canarie, lo stretto di Gibilterra, le Isole di Santa Croce, e cioè Antonio, arrivati siamo all’isola di San Vincenzo, colà fermati due giorni.
Io e mia moglie ebbi il piacere unito con compagni d’andare a terra, e ho veduto un bel paese abitato da mori, con monti amirabili senza vegetazione di sorta, gran calore, sono 14 anni che non casca pioggia.
L’isola di San Vincenzo (gran porto, che tutti i legni si deve fermare a prendere Carbone) appartiene all’Inghilterra.
Il giorno 7 maggio per il grande Attlantico arrivati siamo il giorno 4 giugno a Montevideo senza vedere terra di sorte e ivi fermi tre giorni per scaricare merci.
La sera del 7 detto partimmo, e arrivammo a Buonesaire. La mattina dell’8 che distante dalla città restano i legni 15 miglia.
Dopo il mezzogiorno venne un elegante vaporino. E la comissione Argentina ne condusse nella vasta e bella città di Buonesaire, in un bel stabilimento di ammigrazione....... ...........
E il 5° giorno siamo partiti per Gualaguai e abbiamo fatto 4 ore di ferrata e 20 di un vaporino che percorre il fiume Rio. Più un’ora di ferrata e siamo arrivati a Gualaguai.
Il giorno addietro per carri siamo partiti per la Colonia, e dopo un’ora di cammino, in barca abbiamo passato il fiume Rio, e là abbiamo trovato altri carri dei nostri amati patriotti che in un’ora ne condusse alle loro case, a un’ora di notte.
Amati pa(t)riotti dalle coste leggete ben bene il presente foglio, e ritenete per fede che è vero, che il vostro fratello non v’inganna, io vi ripeto, ne pur un accento vergo che non sia vero.
Nel bastimento la spesa è buona, carne pane e vino lagume pesce e formaggio. Il viaggio è un po’ rigoroso ma ogni uno lo può fare. Noi eravamo 600. Ci era più di 60 bimbi e ragazzi di tenera età, e tutti sani arrivò a terra meno uno che era morto prima di partire da Genova, e uno venne al mondo che levatrice è stata la zia Libera.
Nello stabilimento il mangiare è buono. Caffè alla mattina, carne e minestra alle 10, caffè e sul mezzogiorno carne allesso o arosto, una quantià di non poterla mangiare. Giunti a Gualaguai, il nostro padrone ne condusse in un palazzino, e subito arrivò tre sacchi di pane, due di farina e mezzo bue, e un fiasco di vino; per taliare la carne abbiamo doperato per zocco un cossone di detto bue. Pane poco se ne mangiano, perchè alla mattina abbiamo lasiato un secchio di carne.
Una sentinella sulla porta il padrone ci hanno messo, che nessuno che entrava di noi uscisse, per timore che da altri padroni andassimo, che tutti ne volevano e tutti gridava evviva Italiani.
Giunti al fiume Rio, abbiamo trovato tutti i nostri fratelli con carri e cavalli da sella, e gridava evviva i nostri frattelli e noi non cessava gli aplausi e le grida, avete finito di sacrificare le vostre membra e in mezzo al trionfo abbiamo preso la via che sembra lo sbarco di Garibaldi a Marsalla.
La prima sera noi e quei due da Cerna abbiamo dormito in casa di uno da Treviso che sono tre anni che è qui. Io vidi da ogni lato polami, tre porchi in grassa e in quest’anno hanno fatto 400 quintali di grano.
Dopo di aver cenato ci ha cotto le patate giammai mangiò patate così buone, sono grosse come zucche, hanno la pelle nera. Che lavora in questa casa sono 2 uomini e 2 ragazzi, il vedere questo, maravigliati restammo.
Alla mattina venne Pietro che è stato a servire dai bianchi, e ne disse alla mia casa voglio che venite, e un carro con tre cavalli suoi aveva, qui siamo fino che ne abbiamo fabricato una casa.
Giunti sul posto, io vidi una vasta pianura senza alcuna pianta e terra nera senza pietre di sorta molle come un letamaio, io vidi canoti de grano turco grossi come braccia, vidi grande facilità coltivare questa terra con l’aratro e buoi.
Il padrone mantiene per un altro... la spesa e carne pane e farina a sacchi.
Genitori cari , fratello e amici qui sono tutti signori. Qui tutti vanno a cavallo, hanno buoi e carri. Noi sinora di casa nessuno pensa avere in mezzo alle gambe un (elegante) cavallo. Qui è un paradiso terrestre. Qui è il nuovo mondo e nuova vita, il clima buono acqua buona. In 27 famiglie nessuno si è mai ammalato. Noi tutti tre volte al giorno mangiamo carne con grande appetito (che i pantaloni mi sono venuti stretti).
Aveva ragione Pietro di dire a suo fratelllo che dia un calcio nel campan... e che mangia più carne lui che tutto il paese di Requaro.
Noi tutti briliamo di gioia all’essere in questa palestina e giammai ci verrà in memoria la misera Italia. Un solo giorno alla settimana chi lavora , vivono da signori.
Amata mia famiglia, caro guazzo Simone, Costi, e tutti levatevi da quelle miserie e venite a me vicino, che terra cavalli vacche e buoi ce ne anche per voi.. Il nostro padrone vi accetta. Non dubitate che il vostro figlio v’inganna. Vendete, e in quest’autunno a me vicino v’attendo. Il grande fallo che avete fatto è stato non avermi seguito.
Una famiglia che ..8?. anni travaglia terra si da parte una somma vistosa da vivere, anche se ritorna in Italia.
Qui non fa bisogno a aspettare per vedere cosa produce la terra: si vede quella coltivata da 3:4 anni fa e quella è a noi attacco. Hanno cominciato la ferrovia da Gualaguai a Gualaguagiù e passa per mezzo a questa Colonia. Il comercio cè. Il Frumento valle 18 e il grano Turco 12 lire al quintale.
Noi compiangemmo il non essere venuti 10 anni prima dalle miserie d’Italia. Una famiglia composta di due o più uomini atti al lavoro, in otto o dieci anni si fanno ricchi.
Venite amati genitori. Venite o guazzo, venite o Costi, che la fortuna l’avete in braccio. Io mi sembra di avervi spiegato abbastanza che convinti sarete, e che in voi ne pur un’ombra vi sarà, che il vostro figlio vi tradisca, col cuor libero , e colla mente serena vi chiamo e vi aspetto colle braccia aperte a godere i giorni felici.
Io ed anche il zio avevammo potuto prendere 12 lire al giorno a lavorare di Ruote; non abbiamo accetato, l’arte più rica qui è quella di prender la terra (e far Carbone). Per tre anni la racolta è tutta di chi lavora e poi si divide col padrone, un terzo al padrone, e due di chi lavora.
Genitori e amici senza altre lettere intraprendete il viaggio e fate come qui appresso vi dico e non sbaliate, scrivete a Saviotti che abita in piazza Banchi n 3 Genova che eseguisca quanto ha eseguito per noi.
Per i passaporti il prezzo è di Lire 158.50. Non fa bisogno di venire a Genova a fare il contratto come noi. Le casse fatele ben forte e grande come volete, bene inchiodate con forte seratura, che sul bastimento non paga niente, se anche ne avesse due o tre casse di qualunque peso. Ma è meglio farne due o tre, invece di una, perchè vanno meglio da maneggiare e che siano di mezzo quintale e non più. Robba di vestimenta biancheria atrezzi di cucina arte da taglio, pietre e piante da segare, piatti di terra, e ogni famiglia si prenda due scarte voltate e battute: piccole da dar la terra al grano Turco. Ma non dimenticate questa biancheria e calzatura, quanta ne potete. In pezza pagano dazio. Non vi dimenticate Arme da fuoco. Mi dispiace all’infinito il non avermi portato dietro un’arma. Prendetevi a Genova 15 o 20 limoni per ogni uno, e ciocolata, unica roba per il gomito (vomito). I primi giorni mangiate poco e roba sutta. Prendetevi un po di formaggi e un po di salame, ma questo prendetelo a Verona. Portatevi con voi letti e questi si involge in una tela e poi si legano con fillo di ferro senza metterli nelle casse, che io mi dispiace a non averlo portato.
Portate quanto avete. Da Genova innanzi non pagano niente. I bagagli impostateli a porta Vescovo e fateli andare a grande velocità. Vi raccomando di restare bene intesi con Saviotti, di non montare su un legno come noi, da impiegare giorni 50. Montate possibilmente su un legno Francese. E se è Italiano Colombo Umberto o Sud America e Nord America. Non montate su altri.
Nello stabilimento a Buonesaire un giorno dopo di noi ne sono venuti 1800 che sono partiti da Genova il 17 maggio su un Legno Francese. Ma rio Plata ha una macchina antica, riguardo alla Caccia dirvi io non vi posso, ce ne sono Cunilli selvatici, Colombi a nuvole, Anatre, Oche, Pernice, una quantità: è tre giorni che mangiamo Pernice, il zio in mezz’ora ne uccise 6. Ma la polvere è cara, costa 8 lire al chilogrammo e i pallini lire 4.
Io non finirei giammai di dirvi le ricchezze che qui giacciono.
Riguardo al farte ricco saria se qui prendesse terra. Ma l’arte poco.
Genitori cari e fratello, ora assieme io sono con due da Cerna e prendiamo la Colonia assieme. Il padrone vuole che riposiamo 15 o 20 giorni e viene a consegnarci la Colonia  di 120 Campi ed è dietro a condurre materiale per fabbricare, io la faccio fabbricare grande dicendo al padrone che in questo autunno viene la mia famiglia: che io non dubito punto, che a me vicino non venite. Ma se alle Coste volete rimanere a tribolare, vi prego che se ne viene di mandarmi la Schioppa: una scarta voltata e un coltello dai due manichi che l’ho perduto. E se venite tutti portatemi roba di vestimento e calzatura, capeli se potete.
Amati genitori in Novembre al più tardi io v’aspetto a me vicino. Portate tre o quattro chili di polvere, portate via quanto avete in casa, vecchie scarpe che serve. Quando site a Milano telegrafate a Saviotti che vi venga a ricevere alla stazione di Genova.
Appena giunti a Buonesaire telegrafate a Gualaguai a Don Gregorio Moran. Che io verrò incontro come ha fatto Ventura con noi. Di termine alla presente e replico la mia preghiera: eseguite i voleri del vostro figlio che giammai vi dispiacerà: non abbiate timore del mare ch’è un poco di gomito i primi giorni e poi più nulla.
Io e l’Osana vi diamo i più amati saluti augurandovi bene e felicità. Nonchè un felice viaggio.
Cari saluti date alle mie sorelle e cognati.
Salutiamo caramente tutti i Razzari.
Cari saluti a tutti della contrada. E che gli ringrazio del compagnamento e benevolenza all’atto della mia partenza.
Date caro saluto al bimbo di Rodolfo e la sua famiglia: che fra pochi mesi a noi vicino aspettiamo: che finito avrà le sue angoscie e tribolazioni.
Ricevete un tenero bacio e mi prego vostro figlio pieno di gioia e trionfo. Addio.
L’Osana e io diamo distinti saluti a tutta la sua famiglia e sorelle.
Non portate roba in pezza che pagano dazio.
Tanti saluti a voi caro padre ed alla Gravazza da Pietro (che è sua comare). Dopo letta vi prego di mandarla ai Ronconi, che anche essi sappia le notizie di questo Paradiso.
Caro fratello la polvere, quando monti sul bastimento, mettetela in tasca, perchè paga dazio e proibita nelle casse, ma in tasca non guarda. Predi 5 o 6 chili di pallini numero 7. Oggi giorno di San Giovanni Battista, in 2 ore, uccisi dieci pernice e in questa sera ne mangiammo 7 in 7. Se poi compera una Schioppa, si racomando caldamente e impronto riscontro, e quali sono le famiglie che qui nella America viene. Addio, fratello amato. Io compiango le tue fatiche. Ora qui è d’inverno. 

2 comentarios:

  1. bellissima lettera, mi piace il paragone "qui è un Paradiso terrestre" ... ma immagino che anche solo mangiare 3 volte al giorno fosse un lusso incredibile in confronto alla miseria che avevano lasciato.

    Elisabetta

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  2. E una tenera lettera, che ci dimostra quanto hanno sofferto i nostri antenati prima di partire per il nuovo mondo.....Indubbio è stata una scelta adeguata, alla fine come diceva è proprio vero sembrava di aver trovato il paradiso terrestre.....certo Elissabetta, hai ragione, mangiare tre volte al giorno, godere di quella pace, cambiare d'aria e conoscere un pò di questo mondo che nei quei anni era molto diverso e bellissimo.....più sereno e dove si poteva andare avanti è stato sicuramente un piacere.....

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