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viernes, 28 de diciembre de 2012

STEFANO IANNI - MOSTRA

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Inaugurazione mostra
   
FLUCTUS
di Stefano Ianni

a cura di Alessandra Angelucci


dal 17 luglio al 4 agosto 2014
Sale “Cascella” – Aurum di Pescara
Vernissage: giovedì 17 luglio ore 17

Giovedì 17 luglio, alle 17, nelle sale “Cascella” dell’Aurum di Pescara, sarà inaugurata la mostra “Fluctus” dell’artista di origine aquilana Stefano Ianni. L’esposizione presenta al pubblico il nuovo ciclo di opere che pone al centro “nature morte” e “ricordi in pelliccia”, in cui il mondo marino si fa protagonista. Le composizioni di pesci nascono prevalentemente su fondo bianco, brillano sui supporti che invitano l’osservatore ad un’esperienza tattile, mentre in altre opere è il colore nero a prevalere, dando luce ai soggetti su preziosi tessuti damascati.
Guardando al gioco dicotomico che prende vita fra il bianco e il nero, così scrive il critico d’arte Alessandra Angelucci, curatrice della mostra: «Il bianco resiste, come l’eterno in cui la vita è data oppure negata. Il bianco, come quel colore che l’artista aquilano Stefano Ianni sceglie - e volutamente fa proprio - per congelare le tracce di una natura che da alcuni anni si offre ai suoi occhi: la parola è offerta dalle onde, la pupilla è aperta, la palpebra è socchiusa. Chi osserva le opere ne coglie subito la traccia narrativa: la luce dei supporti in pelliccia accoglie le nature morte che nella spuma marina hanno trovato dapprima la nascita e poi la fine. Del resto, aveva ragione Philipp Otto Runge, quando avvertiva che «vita e morte, nascita e sepolcro, sono una cosa sola nella profondità chiara». Ed è da questa «profondità chiara», da una «totalità bianca» - direbbe altrimenti Jabés - che ha vita “Fluctus”, l’ultimo progetto artistico di Stefano Ianni, che nelle sale “Cascella” dell’Aurum di Pescara propone al pubblico la sua recente produzione».
Una mostra, quella di Stefano Ianni, che svela al pubblico la sua ultima produzione, ma che evidenzia l’animo da instancabile ricercatore che ha accompagnato l’artista nel suo lungo percorso professionale, come testimoniano le opere dei cicli “Perimetra” e “Materiali del sogno” che vanno dal 1993 al 2009.
Al mondo marino - che si impone all’occhio dell’osservatore - si affiancano i “Notturni” che Stefano Ianni realizza sempre su supporti di pelliccia sintetica, ma in cui tutto spinge alla riflessione: i bagliori, le luci in lontananza. Ogni ricordo viene trattenuto, sigillato, al fine di trattenerlo per sempre e non lasciarlo morire. Afferma, infatti, il critico Angelucci che nelle opere di Ianni «la memoria fluttua, ondeggia fra la certezza di un segno marcato e la forma che scava significanti nell’aria. Ecco perché, in alcuni casi, l’opera è avvolta da una pellicola di nylon trasparente, quasi a voler sigillare ciò che alla mente riaffiora, e lasciarlo lì, resistente ad ogni impercettibile sospiro fra un battito di ciglia e un altro».

FLUCTUS
di Stefano Ianni
dal 17 luglio al 4 agosto 2014
vernissage: giovedì 17 luglio, ore 17
Aurum di Pescara -  Sale “Cascella”
Largo Gardone Riviera
aurum@comune.pescara.it
Apertura:
dal lunedì al sabato: dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 18.00 alle 23.00
domenica: dalle 18.00 alle 23.00








È stata prorogata fino al 20 agosto la mostra “Fluctus” dell’artista Stefano Ianni, inaugurata lo scorso 17 luglio, nelle sale “Cascella” dell’Aurum di Pescara e che ha già registrato un successo.




COMUNICATO STAMPA
MOSTRA
Stefano Ianni – “Still lives and memories in fur”
Presso il Mediamuseum di Pescara, dal 9 al 23 gennaio 2013, sarà in esposizione un nuovo ciclo di opere di Stefano Ianni : “Still lives and memories in fur”. Nature morte e memorie in pelliccia sono infatti gli elementi caratterizzanti la più recernte produzione (a partire dal 2011) dell’artista. Le opere in mostra contengono alcuni aspetti della quotidianità e del paesaggio esistenziale che hanno influito sull’autore negli ultimi tempi forzatamente trascorsi sulla costa abruzzese. Venticinque opere, tra cui figurano anche significative testimonianze del lavoro precedente.
Già nel 2007, Ianni aveva realizzato un’opera, intitolata “Furor”, che rappresentava un gorgo, su pelliccia sintetica di colore nero. Caratteristica di questa superficie era di poter essere manipolata e cambiare il proprio aspetto, a seconda di come la si carezzava. “Furor” è appunto furore, un abisso nero e profondo da cui monta ed evolve questo gorgo, come un buco nero che assorbe ogni cosa. Ma “Fur” è anche il termine anglosassone che sta a significare “pelliccia”, materia di cui è appunto costituito il supporto. Da questa opera ha avuto inizio l’attuale ciclo di lavori.
Un poco alla volta – ricorda Carlo Fabrizio Carli – Ianni è venuto recuperando la presenza e il ruolo del quadro, della pittura, al punto di accedere ad un magari sintetico linguaggio pittorico - figurale”. Le composizioni di pesci sono quasi tutte su fondo bianco e riportano particolari fotografici relativi a esperienze di pesca fatte in passato dall’autore nell’Adriatico. Si tratta di “Nature morte”, e gli elementi che le compongono sono dipinti ad acrilico bianco su pelliccia sintetica. Una pellicola di nylon trasparente fascia questi lavori come un “sottovuoto”, che ne volesse conservare la freschezza. Altre composizioni di pesci sono dipinte su tela, ed hanno la cornice scolpita, come le opere del ciclo “Perimetra” e dei “Materiali del sogno”, che vanno dal 1993 al 2009. I ricordi in pelliccia hanno caratteristiche analoghe a quelle delle “Nature morte”, ma rappresentano alcune vedute notturne di Pescara, con un baluginare di luci su fondo nero.
Si attiva qui – scrive Carli – l’emersione delle memorie esistenziali: il mare, la spiaggia, la riviera adriatica. Una vera e propria recherche; basti pensare al vago e lirico riflettersi in acqua delle case illuminate nottetempo (il dantesco “tremolar della marina”), affidato al registro della descrizione pittorica; o ancora alle guizzanti composizioni di pesci: e qui l’artista può pure allacciare i contatti con una tematica rituale della natura morta. Ma l’osservatore attento vi scorgerà pure la traccia di più recenti esperienze di vita”.
Catalogo con testo critico di Carlo Fabrizio Carli, edizioni Noubs.
Luogo della mostra: Pescara, Fondazione Edoardo Tiboni, Mediamuseum (Piazza Emilio Alessandrini 34).
Inaugurazione: 9 gennaio 2013, ore 17.00
Durata: fino al 23 gennaio.
Ingresso libero.
Orario: aperta dal lunedì al sabato 10.30-12.30; 17.00-19.00

Catalogo in mostra.
Informazioni: Fondazione Edoardo Tiboni, Mediamuseum:+39 0854517898, +39 0854517909 (fax) , info@mediamuseum.it www.mediamuseum.it


martes, 25 de diciembre de 2012

lunes, 10 de diciembre de 2012

SONIA MARIA DE OLIVEIRA - CARPI - ITALIA





Sonia Maria De Oliveira, brasiliana, è originaria di una bellissima città che si chiama Ribeirão  Preto, situata nello stato di San Paolo, ma nelle sue vene scorre anche sangue italiano, come del resto accade per molti suoi connazionali.
Dopo gli studi di odontoiatria presso l’Università statale di Sao José dos Campos, ha esercitato la professione di dentista, e negli ultimi anni si è avvicinata alla pittura, che ha trasformato la sua vita e l’ha riempita di gioia e di colori. Sposata con un cittadino italiano vive in Italia, a Carpi, in provincia di Modena.
I colori che rappresenta sono quelli della natura, della vita, dell'armonia e della leggerezza uniti insieme per esprimere la Luce di Dio. Sono colori vivi, forti, allegri, che invitano alla gioia dell'esistenza, così come solo una donna che unisce in sé le anime brasiliane ed italiane può cercare di fare.  Ha realizzato numerose  mostre In Italia, Inghilterra e Turchia . Particolarmente vicina alla Sicilia e alla sua cultura nel 2006 ha dedicato un' intera mostra nella città di Manchester a  questa isola meravigliosa, in collaborazione con l'associazione "Sicilia in Europa."
Nei dipinti di Sonia c’è un’ anima che vibra verso la Luce. Con l’energia spirituale di chi vuole vivere con intensità, con purezza verso una dimensione più alta, anche solo per pochi attimi, grazie ai quali l’esistenza appare degna di essere vissuta. Crede nelle fiabe, nei miracoli, nell’amore e nella bellezza :un volo meraviglioso da compiere ogni giorno. La famosa artista e cantante Romina Power ha scritto di lei " La spiritualità  traspare in ogni quadro di Sonia. E' una persona solare e lo comunica apertamente,rendendo anche gli altri partecipi del mondo bello che risiede in lei. Il mondo ha bisogno di persone come Sonia!"


video 


EMAIL:
soliveira5@yahoo.it

JOAQUÍN RODRÍGUEZ SOFFREDINI - PARANÁ - ENTRE RÍOS - ARGENTINA


 
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Joaquín Rodriguez Soffredini, nace en la cuidad de Paraná , Entre Ríos. Comienza sus estudios de canto popular a temprana edad (1993) junto a Silvia Massimini en su ciudad natal.
En el año 1996 inicia sus estudios de teatro teniendo como profesor y guía inicial, al actor y director, Gerardo Dayub, con quien realiza sus primeras presentaciones como actor.
En el año 1998 se traslada a Bs As. para realizar la Carrera Actoral, en el Instituto Roberto Arlt, de C. F. Bs. As. , y durante ese periodo, participa en diversas obras de teatro. Estudiando allí, Carlos Di Martino, quien estaba a cargo de la materia, técnica Vocal, descubre en Joaquín el registro de contratenor.
Hacia 2000 retorna a su ciudad natal y comienza a estudiar canto lírico como contratenor en el "Instituto Superior de La Musica" de la ciudad de Santa Fe, junto a Rosmarie Helf y continúa sus estudios como actor junto a Rubén Clavenzani.
Durante el año 2003 realiza conciertos en diferentes localidades de Entre Rios y Sta. Fe. En 2003 hace una audición para el cantante y profesor, Ricardo yost, con quien continúa sus estudios como cantante.
En 2004 gana una beca del "Fondo Nacional de Las Artes" para perfeccionarse en su registro vocal junto a Yost y se traslada, ya de modo permanente a Capital federal. También ese mismo año retoma sus estudios como actor con Maria Luisa Gingles, y conoce a la clavicinista y compositora Mónica Cosachov (miembro fundador de la "Camerata Bariloche") e inicia junto a ella estudios de música de cámara y repertorio.
A partir del año 2005 realiza conciertos junto a la pianista Florencia Melgarejo tanto en Bs. As. como en Paraná, y como resultado de este dúo surge el cd " De Tiempos Lejanos" el cual incluye canciones tradicionales inglesas, arias de compositores clásicos, y algunas composiciones de Joaquín Rodriguez Soffredini.
En 2007 conoce a la cantante y profesora Marilú Anselmi, con quien continúa estudiando como contratenor, en el "Conservatorio Beethoven". Durante ese mismo año es descubierto como modelo por el reconocido fotógrafo Aldo Bressi, y pasa a formar parte de su agencia, inmediatamente ingresa también en "Monteverde Models", realizando así campañas publicitarias para Argentina y el exterior.
En 2008 retoma sus estudios como actor junto a Javo Rocha, y realiza algunos conciertos como cantante.
Ese mismo año es también becado por la "Fundación Beethoven"por sus aptitudes como artista.
En 2009 protagoniza la ópera "Orfeo y Euridice" (Gluck) interpretando el roll de Orfeo, la cual se estrenó en el Auditorio del "Conservatorio Beethoven".
Actualmente es parte de la obra de teatro "Espectros" (H. Ibsen. Dos nominaciones al premio ACE) en el CCC , obra protagonizada por Ingrid Pelicori y Walter Quiroz la cual se estrenó en agosto de 2011,y continúa en cartel hasta la fecha, también así trabaja en diversos proyectos que incluyen, la música clásica,teatro,y su musical unipersonal "A-VE Show.










FACEBOOK: JOAQUÍN RODRÍGUEZ SOFFREDINI



viernes, 30 de noviembre de 2012

ALFIO LEOCATA - CATANIA - SICILIA - ITALIA



Biografia

Alfio Leocata nasce a Catania nell’aprile del '74, da Santo e Marisa. Molto presto manifesta la passione per la musica e le tradizioni popolari.
A quattro anni, infatti, comincia a frequentare il centro d'Arte “Antonino Bulla”, dove inizia a muovere i primi passi nell’antico mondo della musica popolare siciliana. In questo sodalizio si esibisce come "mini cantante” e suonatore di tamburello.
Alfio Leocata a 7 anni con il gruppo Centro d'Arte di Antonino BullaAlfio era un bambino curioso, amava scoprire e inventare; il suo passatempo preferito era rovistare nei cassetti. Fu proprio in una di queste occasioni che un pomeriggio, frugando fra la roba di papà, trovò un friscalettu tutto nero. Quel pezzo di canna intagliata era stato un dono dal maestro Raimondo Catania, oggi Direttore Artistico del "Centro Ricerche Tradizioni Popolari Aulos", fatto al padre del piccolo Alfio qualche anno prima. Fino a quel momento, nessuno aveva dato più fiato a questo strumento che giaceva abbandonato. Così come fanno i bambini a quell’età, Alfio cominciò ad osservarlo incuriosito. Cominciò a soffiarci dentro, mentre con le dita, addirittura, tentò di chiuderne i fori. Fu allora che il padre, rincasando, comprese con stupore l’attitudine del piccolo.  Decise quindi di affidare all'amico Raimondo il figlio affinché gli impartisse qualche lezione. In un anno e mezzo il Maestro trasfuse verbalmente il suo sapere; nessun appunto scritto, così come anticamente si usava fare per tramandare la conoscenza degli strumenti musicali popolari. Negli anni successivi Alfio proseguì lo studio dello strumento presso altri maestri.
Quando dal fischietto di Alfio presero vita le prime note, fu lo stesso Raimondo ad invitare il proprio allievo a prendere parte alle esibizioni de "La Zagara", gruppo da egli stesso diretto, dando vita ad un fuori programma, via via sempre più frequente negli spettacoli.
Alfio divenne in seguito il "friscalettaro" del gruppo "Mungibeddu" di Catania. A soli nove anni, si ritrovò a dover sostituire il suo Maestro nell’accompagnamento delle danze esibite nel corso degli spettacoli folkloristici.
Di lì a poco, arrivò l'invito per partecipare al Festival Internazionale di Assemini (Sardegna), grande manifestazione folkloristica a cui avrebbero preso parte gruppi provenienti dalla Grecia, Spagna e Polonia. Fu così che, all'età dieci anni, si trovò in partenza per la sua prima trasferta fuori dalla Sicilia e dall’Italia. Nonostante la tenera età, pur trovandosi lontano dai genitori che non potevano guidarlo e sostenerlo, dava dimostrazione di esemplare e precoce maturità sul palco.
L'anno successivo, replicò a Corato (Bari), dove si teneva il Festival Folk del Sud Italia, una competizione vera e propria, con tanto di giuria presente sul palco, composta da dieci musicisti dell'allora Teatro Petruzzelli di Bari. Il gruppo del piccolo friscalettaro si piazzò primo conquistando la vittoria.
Da allora di trasferte sia su territorio nazionale che internazionale ne ha fatte davvero tante. Da Washington D.C., Rio de Janeiro, Belo Horizonte, Milwaukee, Toronto a Dublino, Galway, Amsterdam, Bruxelles, Parigi, Strasburgo, Lion, Grenchen, Svendborg, Basilea, Berlino, Francoforte, Monaco di Baviera, Budapest, fino a Sibiu e Malta.
Fra questo peregrinare ha anche avuto il pregio di potersi esibire per il presidente degli USA Bill Clinton, il Ministro Mirko Tremaglia, l’On.Ignazio La Russa, Tom Cruise e Nicole Kidman, Bob Dole, Jennyfer Gareis e Manuela Arcuri
Con gli anni, Alfio Leocata, comincia a perfezionarsi anche come percussionista di tamburi a cornice, sviluppando uno stile dove si fondono estro, potenza, pulizia ed eleganza.
Non sono mancate le collaborazioni nel mondo cinematografico. Lavora con registi del calibro di Franco Zeffirelli in "Storia di una Capinera", suonando dal vivo durante le riprese, e Gabriele Lavia ne "La Lupa" (con Raoul Bova, Michele Placido e Monica Guerritore), dove cura il suono delle percussioni.
ArmosNel 1995 dalla collaborazione tra Alfio Leocata e i musicisti Davide Calvo, Massimo Genovese, Giuseppe Torrisi, Leigh Brown, Graziano Lacagnina e Maurizio Salerno, nasce il progetto "Armos", con l'intento di recuperare "un ricchissimo patrimonio di musiche e di strumenti musicali andato quasi del tutto perduto". Così, nel 1999, viene inciso "Armos", una raccolta musicale contenente tredici brani appartenenti all'antica tradizione siciliana, dove il Friscalettu non è solo un “filo conduttore” ma accompagna egregiamente altri strumenti quali: l'arpa spagnola, il liuto, il colascione, la lyra, la vihuela de Peñola, la viola da gamba, il chitarrino, il rebab, la symphònia e il nay. Gli strumenti elencati sono stati tutti realizzati da maestri liutai, dopo essere stati identificati mediante studi di fonti documentarie ed iconografiche della Sicilia.
Nel mondo del folklore si è esibito con diversi gruppi tra i quali La Zagara (Catania), La Ginestra (Catania), Etna (Catania), Voce dell'Etna (Catania), Kallipolis (Giarre), Naxion Skene (Giardini Naxos), I Tarì (Caltagirone), I Figli dell'Etna (Catania) e Aulos (Catania). Inoltre dal 2002 al 2004 ha assunto la Direzione Artistica dell'associazione poliartistica "La Ginestra" di Catania.
Vanta collaborazioni musicali con i musicisti Francesco Calì, Carmelo Sapienza e Franco Longo (Duo Triquetra), Agatino Di Re, Concetto Testa, Gaetano Fassari, Antonio Putzu, Paolo Buemi, Santino Barbera, Giovanni Sardisco, i fratelli Carmelo e Antonello Sgroi, Antonio "Zeta" Zappalà, Gino Finocchiaro, Salvo e Diego Finocchiaro, Pippo Grillo e gli artisti partenopei Gerry Gennarelli e  Michael Rodi.
Oggi Alfio continua ad esportare in tutto il mondo la musica della propria terra mentre si esibisce nei più rinomati locali di Catania e Messina dando vita a  performance colorite che hanno il sapore della storia; la storia di un popolo poliedrico capace di passare in poco tempo, dal dolore più cupo all’ironia più sfrenata e viceversa.




EMAIL: email: alfioleocata@live.it

TELEFONO: (+39) 349 5785385

WEB: http://www.alfioleocata.com/

viernes, 23 de noviembre de 2012

Kaballà - Pippo Rinaldi






Kaballà, ovvero il nome di una antica disciplina esoterica di origine ebraica che ricercava nuove chiavi interpretative dei testi sacri, e a cui si deve l’origine del termine a noi ben più noto “cabala”, è il biglietto da visita scelto da Giuseppe Rinaldi per proporsi artisticamente.
Rinaldi nasce a Catania, dove si laurea in giurisprudenza. 
Da subito partecipa attivamente alla vita culturale ed artistica della città siciliana, sia singolarmente che tramite alcune band, concentrandosi in particolare sullo studio e la ricerca delle radici della musica popolare siciliana.
Nonostante ben presto si allontani dalla Sicilia, il legame con la terra natale tuttavia non verrà mai meno. 
Il trasferimento a Milano, all’inizio degli anni ottanta, più che un distacco dalle proprie radici, è l’occasione per arricchire la propria esperienza artistica, confrontandosi con differenti forme espressive quali la danza e la recitazione.
Un patrimonio culturale che verrà ulteriormente impreziosito dall’esperienza del viaggio: Medio Oriente, Andalusia, Irlanda, Cecoslovacchia (dove conoscerà Mike Stipe, Natalie Merchant e Billy Bragg, esibendosi con loro in un breve tour).
Un peregrinare che, lungi dal costituire un semplice movimento fisico, lo porterà non solo a ricercare ulteriori assonanze sonore, ma a rafforzare sempre più l’idea che l’idioma e i suoni della Sicilia abbiano potenzialità espressive tali da convivere, se non addirittura armonizzarsi, con le forme musicali contemporanee, quali il folk-rock e l’etno-rock europeo.
Questo percorso di ricerca musicale lo condurrà all’incontro con Gianni De Bernardinis e Massimo Bubola (che molti ricorderanno in veste di coautore di alcune delle più belle pagine del repertorio di Fabrizio De Andrè).

Kaballà debutta nel mondo discografico nel 1991 con l’album Petra lavica. Il progetto musicale, facente capo anche a Gianni De Bernardinis e Massimo Bubola e a cui collaborerà anche Mauro Pagani, si pone subito all’attenzione della critica per la sua originalità, grazie anche alla partecipazione al Club Tenco e al Premio Recanati.
L’interessante “contaminazione” di melodie pop e suoni etnici uniti dall’uso del dialetto siciliano (esperienza alquanto insolita nel panorama musicale italiano), colpisce subito per la sua immediatezza e per la sua freschezza tipicamente “mediterranea”.
La Sicilia, con la sua lingua ed i suoi suoni, frutto della sedimentazione culturale delle numerose dominazioni, nelle canzoni di Kaballà è simbolo del melting-pot mediterraneo, in cui ritrovare echi di sirtaki e tracce di bolero, sapori magrebini e profumi iberici, i colori di un tramonto sull’Egeo infuocati come la lava dell’Etna.
Da non sottovalutare il contenuto dei testi, i quali spesso traggono ispirazione da numerosi riferimenti letterari (Pirandello, Sciascia, Verga, Tomasi di Lampedusa, Vittorini, per giungere a Kavafis).
Su tutto domina il tema del ritorno e della riscoperta delle proprie radici.
I brani trainanti sono la bellissima title-track “Petra lavica” (di cui ricordiamo il video girato nella località di Porto Palo e la cui versione strumentale verrà utilizzata quale colonna sonora per lo spot pubblicitario di un olio di oliva) e “Fin a dumani” che, complice il suo ritmo, avrà una certa notorietà nelle discoteche catanesi.
L’album seguente si intitola Le vie dei canti ed esce nel 1993.
Il lavoro tra i credits non vede più il nome di Bubola, arricchendosi però di collaborazioni non meno eccellenti quali quelle di Angelo Branduardi, Rossana Casale e dell’amico Brando.
La ricerca espressiva di Rinaldi compie un ulteriore passo. Difatti, laddove “Petra lavica” era più “impulsivo”, derivando dalla necessità di concentrare in un solo album anni di esperienze musicali, spesso diverse fra loro, “Le vie dei canti” mostra invece una maggiore omogeneità di fondo.
Le influenze etniche, seppur ancora presenti, sono meno marcate ed il lavoro intero è orientato, in modo particolare, a ricercare una simbiosi ideale tra lingua siciliana e sonorità contemporanee più affini al pop-rock statunitense.
Il livello qualitativo si mantiene sempre su livelli notevoli, conquistando ancora una volta i giudizi lusinghieri della critica specializzata.
Tra i brani spicca la splendida “Itaca”, la quale avrà anche una discreta diffusione radiofonica.
Per il nuovo album occorre attendere tre anni. E’ difatti il 1996 quando viene pubblicato Lettere dal fondo del mare.
Un album diverso dai precedenti. La composizione in lingua italiana diviene predominante (solo uno l’episodio in dialetto siciliano, “Canto d’amore e demoni”), così come sono lontane le sonorità etniche, le quali hanno ceduto il testimone nei confronti di una melodia più “tradizionale” (ne è un esempio il pezzo di punta “Balliamo balliamo”), complice la produzione di Claudio Guidetti. Il lavoro è comunque interessante e ben curato, specie nei testi, come di consueto colti, mai banali e dalla metrica studiata con accuratezza, ideale preludio alla futura attività di compositore. 
Nonostante il consenso critico, positivo e lusinghiero, non altrettanto può dirsi del riscontro commerciale.
L’album successivo, difatti, uscirà per l’etichetta catanese indipendente “Musica & suoni”.
Si tratta del live Astratti furori. Un’occasione non solo di ripercorrere in una “alchimia elettroacustica” i momenti salienti della propria carriera artistica, ma anche di riunire accanto a sè in alcuni dei nomi più illustri del gotha musicale catanese, come i Rossofisso, Toni Carbone, Brando, Cesare Basile e Luca Madonia.
A completare il tutto l’inedito “Todo modo” e una riproposizione di “Astratti furori” (apparsa in una prima versione all’interno della compilation “Mastrarua”).
Saranno le ultime testimonianze discografiche di Kaballà in qualità di interprete che, da questo momento, accantonerà momentaneamente l’attività di musicista (salvo sporadiche esibizioni dal vivo) per concentrarsi su quella di compositore, nonché su tutta una serie di progetti alternativi, quali lavori teatrali e colonne sonore.

Ciò che contraddistingue il cammino artistico di Kaballà negli ultimi anni, tuttavia, è la composizione di testi per altri artisti.
Alessandra Amoroso, Brando, Carmen Consoli, Patrizia Laquidara, Mietta, Nicky Nicolai, Noemi, Anna Oxa, Raf, Ron, Antonella Ruggiero, Tazenda, Valerio Scanu, i tenori Tony Henry e Josh Groban, sono solo alcuni fra coloro che si sono pregiati della firma dell’autore siciliano.
Tra le collaborazioni eccellenti citiamo anche quella con Eros Ramazzotti (l’hit internazionale “I belong to you” – uno dei brani più programmati e venduti del 2006 – e il duetto con Ricky Martin “Non siamo soli” edito l’anno seguente, portano difatti la sua firma) ma, soprattutto, l’emozionante collaborazione all’album “Amore infinito” di Placido Domingo, i cui testi sono ispirati alle poesie di Giovanni Paolo II.
Di particolare rilievo e longevità, poi, le collaborazioni con Susanna Parigi e con il conterraneo Mario Venuti.
Ricco di soddisfazioni si rivela anche il connubbio con il festival di Sanremo, come testimoniato dai numerosi riconoscimenti:
- nel 2004 “Crudele”, interpretata da Mario Venuti, vince il premio della critica “Mia Martini”
- nel 2005 Antonella Ruggiero si impone nella categoria donne con “Echi di infinito”
- nel 2010 “L’uomo che non sapeva amare” di Nina Zilli si aggiudica il premio della critica nella sezione giovani.
Non stupisce, quindi, come Kaballà sia oggi un autore sempre più stimato e richiesto.
Il nuovo, attesissimo, album solista è attualmente in fase di lavorazione.
Il lavoro, testato parzialmente nello spettacolo “Viaggio immaginario nella Sicilia della memoria”, sarà caratterizzato dalla contaminazione multiculturale che ha contraddistinto le sonorità dei primi album.
La data di pubblicazione è, tuttavia, ancora da definire.


 EMAIL: info@mhodi.it


lunes, 22 de octubre de 2012

MARCO RAVALLI - Artista Italocanadese





Italo/Canadese cresce in Sicilia, ad Augusta ed intraprende gli studi musicali all’età di 13 anni con il M° G. Cavallaro. Nel 1997 si trasferisce a Catania ed intraprende gli studi di canto e pianoforte con l’illustre M° F. Guardalobene.
Artista poliedrico si specializza sia nel teatro musicale classico che in quello moderno seguendo seminari, corsi e stage tra i quali: il Seminario su “La Forniatria Artistica e L’Estill Voicecraft” tenuti dal Prof.re S. Biondi, il Prof.re F. Fussi ed Elisa Turlà a Catania 13/14 Febbraio 2010 ; il Corso Internazionale di Musica Antica “Suoni e Luoghi del Barocco” tenuto dal M.stro Aris Christofellis a Monforte (Me), il Workshop su “Guys & Dolls” agli Apple Studios di Londra ed il Laboratorio sull’interpretazione dello stile Pergolesiano con debutto dell’Opera Buffa “Lo Frate Innamorato” nel ruolo di “Ascanio” tenuto e diretto dal M° Cinzia Pennesi presso l’Auditorium dell’I.M.V.B di Catania dove, nel 2009, conseguirà il diploma Canto Artistico sotto la guida del Prof. re F. Piccolo.

Gonzello / Rospo / Topo” nella Fiaba Musicale “Il Sole di chi è?” di Silvia Colasanti tratta da Lucertole al sole di R. Piumini, prodotto dal C.I.D.M. e dal Maggio Musicale Fiorentino per la regia di F. Frongia in scena al Teatro Ponchielli di Cremona, Teatro della Tosse di Genova, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, nell’Auditorium “La Verdi” Cariplo di Milano ’09 e all’Aquila con l’Istituzione Sinfonica Abruzzese.

Performer nello Show Case “DreamBoat” di M. Savatteri ad Astoria NY, promosso dall’Assessorato all’Immigrazione della Regione Sicilia per il Columbus Day ’09.

Potino” e Vocal-Coach nel MusicalCleopatra, l’alba si fa tramonto” di M. Savatteri. Compagnia Evaduarte. Anteprima Nazionale al Teatro Pirandello di Agrigento ’08.

Finalista nel concorso nazionale Opera MusicalMario Lanza”, Dir. Art. Sabino Lenoci, Filignano (Is) 08/06

Mastro Cola” e Vocal-Coach nella Commedia MusicaleBenvenuta Provvidenza”di A. Lo Piero. Teatro Metropolitan di Catania (20/01/06). Anteprima Nazionale.
Supervisione Artistica di Gianfranco Bernabei

Judas” e Vocal-Coach nella Rock OperaJesus Christ Superstar” di A.L.Webber & T.Rice realizzata in collaborazione con il Museo Diocesano di Catania ’02 - ‘03

Tenore Solista nei concerti ad Aquileia, Udine e Lignano Sabbia D’oro accompagnati dall’Orchestra ed il Coro dell’E.R.S.U. di Catania.

Svolge un’intensa attività sia come didatta in corsi di formazione e specializzazione presso Scuole Pubbliche e Private come l’Accademia Internazionale del Musical di Catania, l’Accademia Bob Fosse di Enna ed il Centro Diffusione Danza in Sicilia di Agrigento, sia come Artista del Coro vantando un vasto repertorio Lirico e Sacro eseguito nei principali Circuiti Italiani tra i quali: Festival Verdi a Parma e Busseto, Luglio Musicale Trapanese, Taomina Arte, Circuito Lirico Lombardo As.Li.Co. nei teatri di Como, Brescia, Pavia, Cremona, Fermo, Jesi e Ferrara.

Tra i suoi allievi si distinguono Gaetano Caruso ( cover Jesus/chorus in Jesus Christ Superstar - Rancia; cover Berger/tribes in Hair di Elisa; Il Principe/Tebaldo in Giulietta e Romeo - Cocciante) e Maria Dolores Diaz (Taylor in High School Musical - Rancia; Gary Coleman in Avenue Q; Seaweed in Hairspray - Planet Musical)


 



M° Marco Ravalli Tenore Lirico - Belt / Vocal Coach
Nato a Toronto (Ontario - Canada)
E-mail: marquize@hotmail.it
Telefono: +39 3283324541

viernes, 28 de septiembre de 2012

REVISTA ECO SICILIANO N° 29

                                                                 
                                                                       Portada: Francisco Vásquez del Río.
                                         Diagramación: Gabriel Garay O. - Barrio Italia ®  www.barrioitalia.net
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                              http://www.mibarrioitalia.cl/comunidades/comunidades-amigas/comunidad-italiana/39-istituto-italiano-di-cultura-santiago/273-revista-no29
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                              http://www.fileden.com/files/2011/1/25/3067057/eco-siciliano29.pdf

MATTEO ANDRIOLA - UDINE - FRIULI - ITALIA




    ESPERIENZA LAVORATIVA


2012/2013: impegnato in attività di ricerca presso il Dipartimento di Italianistica dell’Università degli Studi di Udine.

2008 – oggi: docente di Letteratura italiana e Filosofia presso l’Istituto Scolastico A. Volta (Udine).

2007/2008: docente di Letteratura italiana e Filosofia presso l’Istituto Salesiano Bearzi (Udine).



ATTIVITA’ DI RICERCA


Assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Udine, attualmente impegnato nella realizzazione dell’Epistolario di Caterina Percoto.



ISTRUZIONE


2010/2011: Laurea Specialistica in Lettere presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Udine, discutendo una tesi sperimentale titolata Lo Speculum Principis di Filippo di Leida: analisi e interpretazione.

2006/2007: Laurea in Lettere presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Udine, discutendo una tesi compilativa titolata L’Ancien Regime e il Terzo Stato nei primi anni della Rivoluzione Francese.

2001-2002: Diploma addizionale in Educazione presso l’Istituto Magistrale C. Percoto (Udine).

1999/2000: Diploma magistrale presso l’Istituto Magistrale C. Percoto (Udine).


LINGUE CONOSCIUTE


Italiano (madrelingua).
Inglese (fluente).

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   I PROMESSI SPOSI: UN'EVOLUZIONE ANZITUTTO LINGUISTICA
 


La complessa evoluzione del romanzo storico più noto di tutta la Letteratura italiana, ossia I Promessi Sposi, è incontrovertibilmente figlia di una continua, e peraltro dichiarata ricerca da parte dell’autore, di una perfezione letteraria, tanto contenutistica, quanto linguistica. Non pare ardito sostenere che, anzi, sia proprio quest’ultimo aspetto a rappresentare il percorso maggiormente tortuoso nel quale Manzoni ambisce incamminarsi. I Promessi Sposi nascono, per così dire, nel 1821, data in cui viene iniziato il romanzo Fermo e Lucia, che verrà terminato nel 1823 e che è ragionevole ritenere il progenitore del capolavoro manzoniano. Sebbene la caratterizzazione dei personaggi, in questo testo risulti differente da quello che sarà poi il risultato conclusivo dell’intero percorso, vi possiamo ritrovare aspetti destinati a costituire, successivamente, le solide fondamenta sulle quali il romanzo andrà a poggiare. Se da un punto di vista contenutistico le differenze tra il Fermo e Lucia e il testo finale, seppur notevoli, si debbono ritenere per certi aspetti fisiologiche e quasi naturali in un romanzo con un’evoluzione così lunga e complessa, è ragionevole ritenere l’aspetto linguistico come quello più interessante ed anche significativo nello studio dell’opera manzoniana. Il testo del 1823, infatti, dal punto di vista linguistico, presentava numerose espressioni dialettali, il che mal si sposava con il manifesto intento dell’autore di realizzare un capolavoro della Letteratura italiana; la ricerca della perfezione letteraria, infatti, interessa in egual misura l’aspetto contenutistico e l’aspetto linguistico e la mancanza dell’uno vanifica l’eventuale eccellenza dell’altro. La ricerca di assoluta perfezione linguistica di Manzoni inizia, di fatto, immediatamente dopo la stesura del romanzo del ’23, ossia quando l’autore comprende appieno quanto la sua opera sia poco più che l’embrione di quella che è la sua idea. Manzoni quindi, inizia un’ampia rivisitazione del testo che subirà notevoli mutamenti, al punto da poter ritenere il Fermo e Lucia come un romanzo indipendente rispetto al testo realizzato in seguito. Il percorso di riscrittura porta l’autore alla realizzazione di un secondo testo titolato in un primo momento Gli Sposi Promessi e successivamente I Promessi Sposi, stampato nel 1827. Questo secondo testo, noto come edizione Ventisettana, rispetto al Fermo e Lucia, presenta, come detto, differenze contenutistiche e linguistiche; tuttavia, se le prime possono considerarsi, come detto, una sorta di evoluzione fisiologica di un romanzo che matura parallelamente all’idea dell’autore, le seconde mostrano in maniera palese la volontà di Manzoni di giungere ad una lingua perfetta ed esteticamente ineccepibile. L’autore, infatti, indirizza i suoi interventi verso la lingua usata nella Toscana contemporanea, priva di inflessioni dialettali e quindi più idonea alla creazione di un capolavoro nazionale. Il percorso, però, non poteva ancora dirsi concluso e il Manzoni, perfezionista quale era, progettò una nuova rivisitazione atta a perfezionare ulteriormente il suo romanzo, questa volta intervenendo quasi esclusivamente sull’aspetto linguistico; a tal proposito effettuò, nel 1827, un viaggiò a Firenze, con il dichiarato intento di “risciacquare i panni in Arno”, ossia di immergere metaforicamente il romanzo nella cultura toscana, estraendolo permeato di tutti i caratteri propri della lingua fiorentina. A causa di problemi familiari e di salute, il lavoro subì un rallentamento, ma tra il 1840 e il 1842, l’edizione definitiva dal titolo I Promessi Sposi, nota anche con il nome di Quarantana, vide la luce apparendo in dispense.
Il valore intrinseco del romanzo manzoniano, in definitiva, non può considerarsi esclusivamente narrativo, sarebbe un grossolano errore; è il valore linguistico ad essere assolutamente straordinario e, di fatto, fondamentale per la creazione di una lingua letteraria nazionale.



NOME/COGNOME Matteo Andriola
DATA DI NASCITA 28/04/1982
Twitter: @matteoandriola

martes, 25 de septiembre de 2012

Archistudio Architettura & Design Architetto Salvatore Palmeri - Palermo - Sicilia

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PROGETTO DI DUE EDIFICI RESIDENZIALI SU DUE ELEVAZIONI FUORI TERRA IN LOCALITA' PANTELLERIA - TRAPANI
INTERVENTO DI NUOVA COSTRUZIONE
RICHIESTA CONCESSIONE EDILIZIA

“Nei millenni i nostri predecessori hanno saputo costruire una raffinata rete di relazioni tra territorio, clima e risorse naturali che si è rivelata durevole e ci ha traghettato con successo nell’era della tecnologia petrolifera. L’abbondanza dell’energia fossile, peraltro non infinita, rischia ora di trasformarsi in dipendenza e distrugge rapidamente quella delicata trama di relazioni, considerandola superflua.
I giardini murati di Pantelleria, sono lì a ricordarci che non bisogna perdere la memoria di quanto forse un domani tornerà utile, almeno sotto forma di idea, anche da rivisitare alla luce delle conoscenze attuali e dei cambiamenti climatici attesi.”1
La storia dell'Isola di Pantelleria e delle sue Genti è caratterizzata sia dalle sue origini vulcaniche che dalla sua posizione geografica al centro del canale di Sicilia, tra l'Africa e l'Europa.
I Fenici la chiamarono Yrnm, isola degli uccelli starnazzanti, i Greci Kosyras, trasformata in Cossura dai Latini.
Per gli Arabi era Al-Quasayra, Kusirah, Quawsarah e poi Bent-el-Rhia, figlia del vento.
La colonizzazione araba, con l'inserimento delle popolazioni berbere del nord Africa, è, senza dubbio, quella che ha lasciato i segni più tangibili. Agli Arabi si deve infatti la ripresa dell'agricoltura, grazie all'inserimento di nuove colture e di nuovi metodi di coltivazione. In questo periodo, infatti, l'agricoltura diventa la principale risorsa dell'economia pantesca, e fondamentale sarà, da allora, la “tradizione contadina “.
Numerose sono le testimonianze che questo popolo ci ha lasciato, a cominciare dai nomi di molte contrade di chiare origini arabe o berbere, come: Kamma, Bukkuram, Kattibugale, Benikulà.
Oltre alla ripresa degli sviluppi commerciali dell’isola, gli arabi crearono il dammuso, un edificio così pienamente conformato al paesaggio naturale, simbolo di un’efficace maniera di vivere il territorio, che sposava tecnologie costruttive a semplicità e sintesi.2
Il dammuso, è la splendida e ricca eredità che gli Arabi cedettero al territorio circa novecento anni fa quando, nel 1123, l’isola fu annessa alla Sicilia normanna di Ruggero I.
L’abitazione del dammuso si erge su fondazioni poco profonde, circa cinquanta centimetri, ed è composta generalmente da tre ambienti interni: il principale è la kammira, cui sono affiancate l’arkova e il kammirino, che nel complesso costituiscono un’unica cellula abitativa. Le cellule si possono riscontrare singole o, soprattutto in tempi più recenti, aggregate. Poche ed essenziali le aperture che si limitano alla porta d’ingresso e a piccole finestre: gli occhi di pietra.3
La nostra progettazione nasce quindi dalla forte e alta attenzione al rispetto del luogo, alla sua storia e alla sua cultura millenaria, mediante l’utilizzo di tecnologie artigianali e materiali tipici dell’isola di Pantelleria, come l'uso della pietra lavica e le coloriture ad essa connesse o le facciate dal colore bianco e con grande attenzione al recupero delle acque meteoriche, tipicità dell’architettura “pantesca”.
1 Luca Mercalli, “ Dal passato, comunicazioni per affrontare il futuro”.
2 Federica Campanelli, “ I Dammusi di Pantelleria – La Terra, La Pietra, La Casa “
3 Comune di Pantelleria, “Pantelleria - Sesioti, Romani, Fenicio-Punici,Bizantini, Arabi, Normanni, Borboni






Salvatore Palmeri

Nasce nel 1971 in provincia di Trapani. Si laurea nel 2000 alla facoltà di architettura di Palermo. Nel 2000 fonda con Biagio Cassisa l’ArchistudioPalermo, per la progettazione di spazi interni ed esterni, nonché la progettazione di oggetti di design utilizzati da diverse attività commerciali.

Nel 2004, in seguito alla separazione collaborativa con l’architetto Biagio Cassisa, lo studio viene seguito dall’architetto Palmeri, a cui si uniranno nel corso degli anni un folto gruppo di architetti, ingegneri, e interior design.

A partire dal 2005, la sua attività professionale, con studio a Palermo, si rivolge all'interior design e soprattutto all'architettura dedicata agli spazi esterni e agli elementi strutturali. Vengono realizzate una serie di case, tra le quali casa Villaciambra (2005), casa Pergola (2006), Villa Greco Trabia (2006). Per alcune Banche Finemiro cura l'immagine architettonica e lo styling di alcune agenzie, in particolare la sede principale di Trapani.

Ha redatto altri progetti significativi nel campo turistico (Camping Soleado San Vito Lo Capo), Scolastico ( Istituto Figlie della Misericordia Palermo), Sportivo (Kartodromo di Lascari) e Pubblico ( Progetto dei Giardini di Palazzo Reale-ARS Palermo), Biblioteca della Facoltà di Giurisprudenza Palermo.

Sono in corso di realizzazione l’ampliamento della casa di riposo per anziani (Palermo), un locale commerciale, l’ampliamento del Kartodromo Lascari, ville nel Palermitano, e due progetti relativi a complessi turistici nel trapanese. Recentemente è stato portato a termine ed inaugurato il progetto degli spazi esterni dei giardini di Palazzo Reale, interni al Palazzo dell’Assemblea Regionale Siciliana (PA)
 
WEB:  http://www.architettosalvatorepalmeri.it/
FACEBOOK: http://www.facebook.com/archistudiopalermo

lunes, 24 de septiembre de 2012

Giuseppe Dalex D'Alessandro (El Dalex) - Palermo - Sicilia





mi chiamo Giuseppe D'Alessandro sono nato a Palermo (Sicilia ) il 13/11/1974 . Ho sempre fatto sport fin da piccolo (tennis, running, triathlon ) ma a circa 28 anni mi sono appassionato al nuoto ed in particolare al nuoto in acque libere. In 10 anni ho fatto circa 100 gare soprattutto 5 e 10 km. L anno passato, 2011 ho deciso di dedicarmi alle maratone ed ho fatto lo stretto di Gibilterra. Quest anno 2012 ho fatto 2 traversate da 20 km ed una in Grecia di 30 km. So che la maratona di 88 km é molto dura ma mi piacerebbe provare.

LINKS: http://www.nuotosicilia.it/leggi.php?news=1589

            http://www.nuotoacquelibere.com/rassegna-stampa-nuoto/dalessandro-segna-il-record-senza-muta-allo-stretto-di-gibilterra/

domingo, 23 de septiembre de 2012

TRIO ARTÉ - PALERMO - SICILIA


Il Trio Arté si e' costituito nel 2007 ed è formato da musicisti provenienti dal Conservatorio V. Bellini di Palermo presso il quale hanno conseguito con lode gli studi accademici.Vincitore di diversi concorsi musicali nazionali ed internazionali, dal 2008 al 2010 ha seguito il corso del Trio di Trieste presso l'Accademia Chigiana di Siena ottenendo il Diploma di Merito e la borsa di studio e parallelamente ha frequentato i bienni accademici (2008/2010-2010/2012) presso la Scuola Superiore Internazionale di Musica da Camera del Trio di Trieste a Duino (TS) con i Maestri Renato Zanettovich, Dario De Rosa, Maureen Jones ed Enrico Bronzi ottenendo la borsa di studio e il Diploma di Merito.
Ha al suo attivo una notevole attività concertistica in Italia e all'estero; significativi i concerti agli "Amici della Musica" di Palermo, alla Società dei Concerti di Trieste, al Festival Internazionale "Young Virtuosi" di Ljubljana (Slovenia), alla sala del Ridotto del Teatro Verdi di Trieste per il Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste e alla sesta rassegna di giovani talenti di Rovigno (Croazia).
In occasione del concerto svolto a Palermo per la stagione serale degli Amici della Musica ha eseguito in prima assoluta il brano “Strada Bianca” composto da Marco Betta e dedicato al Trio Arté.










                            EMAIL: trioartemusica@gmail.com

martes, 18 de septiembre de 2012

Massimo Palmigiano - Palermo - Sicilia

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Massimo Palmigiano.

La fotografia è per lui una grande passione ma non ama definirsi un fotografo.
Forse la definizione migliore potrebbe essere “creativo”. Ma questo poco conta alla fine, è lui, e basta, con il suo modo di comunicare, il suo modo di mettere in evidenza e valorizzare la bellezza di ciòche la natura, ci ha dato già.
Forse la sua vita è un viaggio. Proprio come quello che si può fare guardando delle foto, perché no, le sue. Un viaggio attraverso emozioni, sensazioni, luoghi, ambienti, persone, passioni.
Un alchemico fondersi  di passione per le arti, di ricordi, di esperienze, di influssi, di desideri, di sogni, di modi di vedere la realtà che trovano terreno fertile in un animo creativo, appunto, paziente e metodico per dar vita a un "piccolo artista", proprio così, la cui forza sta solo nel volersi sempre migliorare e far sempre cose più belle, aggradare sempre di più le sue visioni e anche quelle degli altri.
E sono proprio “gli altri” a parlare delle sue fotografie e di lui, gente comune:

<<Ci vuole un fotografo come Massimo Palmigiano per “dire” così tante cose di una donna e di un suo momento, senza inquadrarne il viso.>> (Amalia Failla, Terrasini)
<<La tua abilità mi piace e spesso nelle tue foto trovo tanta personalità, dettata da fame e passione.>> (Francesco Gentile, Catania)
<<Le tue foto parlano,raccontano storie e momenti di vita sono un continuo fondersi di idee ed emozioni legate alla voglia di scoprire la realtà circostante ma mai scontata.. Ed proprio con un click che la tua emozione rimarrà viva per sempre.>> (Federica La Mantia, Monreale)

La giornalista Nike Daidone scrive:

<<Si considera un “trasmettitore di emozioni” ed è proprio questa la definizione giusta per descrivere l’opera di Massimo Palmigiano. Le foto immortalate dagli scatti di Massimo, non riproducono semplicemente belle immagini, ma riescono a cogliere spontaneamente e creativamente, le emozioni provate al momento, particolari suggestivi, dettagli unici, sempre originali e mai scontati che riescono a trasmettere sensazioni ed emozioni che lasciano a volte senza fiato.
Le opere di Massimo parlano, ci raccontano della sua grande sensibilità nel ritrarre e riportare con passione tutto ciò che i suoi occhi recepiscono, ci parlano del suo amore per la sua bella terra di Sicilia, per le sue tradizioni, la sua arte e riescono a comunicare emozioni che vanno al di là delle immagini. Riproducono i gesti della devozione, della quotidianità, delle tradizioni, e sembra quasi guardandole, di recepire anche suoni, sapori e profumi, riuscendo a trascinarti dentro al contesto vissuto, facendoti vivere la sua stessa esperienza in interezza.
Massimo Palmigiano, di fronte ad ogni panorama, ad ogni scena vissuta riesce a cogliere spontaneamente tutto ciò di particolare e magico si possa recepire e a trasmetterlo in modo del tutto originale, un vero “trasmettitore di emozioni”.>>



Massimo Palmigiano nasce nel maggio del 1972 a Palermo, ma vive a Monreale. La fotografia lo incuriosiva particolarmente già da piccolo, la Reflex analogica di papàèstata per tutti un “sogno proibito”! Ma la sua passione in effetti, nasce dopo l’avvento del digitale, per caso, durante una vacanza.
Facendo le prime foto con una “compatta” si rende conto di avere di “punti di vista” particolari, di preferire soggetti meno scontati, di vedere le foto con geometrie piu armoniose e una luce legata piu a “uno stato d’animo”. Mai nulla di scontato insomma.
Ma è sicuramente un “fotografo” al passo con i tempi e curioso di scoprire tutto cio che il mondo della fotografia gli riserva. Nel 2009 decide,pertanto, di seguire e partecipare ad un corso di Photoshop Expert presso la Scuola Microsales a Palermo, dove affina le sue capacità, gia spigliate, nello sviluppo dei files fotografici e nell’imprimere agli stessi, l’atmosfera che più vi si addice, in base alla sua ispirazione.
Ha successivamente realizzato, iniziando per gioco, un servizio fotografico per la campagna pubblicitaria “Per gli amanti dei dettagli” per conto di Nuovi Arredi Pizzimenti nel 2009.
Nel Febbraio 2010 partecipa al Workshop fotografico “Gestione della luce in studio” con il maestro Tony Rappa.
Ma è dal 2010 che diviene fotografo ufficiale di alcune manifestazioni organizzate in Sicilia, come la manifestazione “Nel Segno di Guglielmo” che lo vede protagonista di un vero e proprio reportage, che si ripete l’anno successivo.
Nell’ambito della stessa manifestazione, si occupa anche del Concorso fotografico, nel 2010 come componente della giuria, nel 2011 come organizzatore del concorso.
Nel 2011 realizza, in collaborazione con la Fabbriceria del Duomo di Monreale, il calendario 2012 con una raccolta dei più suggestivi scatti che ha realizzato negli ultimi anni nel monumento Normanno, di bellezza unica al mondo.
Ha scattato a diverse mostre di pittura patrocinate dall’Associazione Terradimezzo Onlus.
Nel maggio 2012 partecipa alla collettiva fotografica “A FESTA RU ME PAISI”, in occasione della Festa del SS. Crocifisso a Monreale, un’esposizione di slides di foto scattate durante le precedenti edizioni della festa.
Nel Giugno 2012 realizza un intero servizio fotografico per “Najat -highereducation in oriental dance”, Festival di danze orientali a Carini (PA) con maestri di tutto il mondo.
Massimo Ama la Sua Sicilia, ma vorrebbe girare il mondo, magari in cerca di una foto ancora da scattare. 


        in collaborazione con la Confraternita del SS Crocifisso di Monreale

                      WEB: http://www.massimopalmigiano.com/